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Una parrucca per un sorriso

Una parrucca per un sorriso. Può sembrare un argomento frivolo e superficiale, ma non lo è. Tutt’altro. Lo si può capire facendo un giro in un qualsiasi reparto di oncologia, dove una parrucca può essere molto di più che un cespuglio di capelli. Purtroppo, però, a tutt’oggi per la protesi capillare (diversamente da quella mammaria) non è prevista nessuna agevolazione o esenzione (come spesa derivante da un tumore).

Per capirne di più siamo andati da chi di questo se ne occupa per mestiere: Elona Caforio, moglie del titolare dello “Studio Caforio” con diversi centro sparsi nella provincia e uno dei centri di eccellenza in questo settore a livello regionale. Di lei, la prima cosa che colpisce è il coinvolgimento con cui ne parla. Pensavamo di entrare in un salone di bellezza, e invece dalle sue parole è venuto fuori un mondo fatto di gioie e di dolori, ma soprattutto di coraggio:

“Una donna che non ha i capelli perde non solo la femminilità ma anche la personalità, il sorriso”- esordisce Elona, che continua-. “Queste sono clienti “particolari”, dai loro occhi traspare coraggio, una forza e una voglia di vivere rare”.

Intervista
  • Come nasce l’idea di specializzavi in protesi capillari?

    “Il nostro studio è un progetto imprenditoriale che guarda al mondo della bellezza a 360 gradi, da ormai più di mezzo secolo.Sette anni fa, la decisione di intraprendere anche questa strada, che ha a che fare con la bellezza, certo, ma è molto di più. Tutto è cominciato dal “bisogno” di una nostra cliente, una donna malata di cancro che si era praticamente barricata in casa, afflitta dal suo problema e senza alcuna voglia di combattere la malattia. Inoltre avendo lavorato per più di 14 anni in un’azienda ortopedica, sentivo il bisogno di inserire la mia esperienza in questa attività ”.Quello di Brindisi si sa è un territorio “a rischio ambientale. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l’aumentata incidenza di malattie tumorali.

  • Sono in tanti a rivolgersi a voi?

    “Purtroppo sì, anche perché in provincia non ci sono altri centri che si occupano di protesi capillari. Ma non sono solo pazienti affetti da tumore, ci sono tanti casi di alopecia”.

  • Da come ne parla più che clienti, si tratta di pazienti, e allora perché secondo il Servizio sanitario non copre questa spesa, che non è solo estetica, ma soprattutto “sanitaria”?

    “Noi trattiamo persone, donne che si trovano in un periodo particolare della loro vita. Il nostro lavoro non si esaurisce nell’impianto di una protesi, il più delle volte s’instaura un rapporto che va oltre. In Puglia non c’è nemmeno una copertura sanitaria parziale. Qualcuno dovrebbe cominciare ad alzare la voce perchè per una donna, una ragazza che già si trova a dover affrontare il doloroso ciclo di chemioterapia questa (copertura sanitaria ndr) dovrebbe essere un diritto”.

  • Qual è la differenza tra una (comune ed economica) parrucca e le vostre protesi?

    "Queste protesi non sono altro che delle parrucche personalizzate, impercettibili all’occhio poiché la retina che le compone combacia con la pelle e quindi non si vede l’applicazione”. E per chi subisce una perdita parziale, la protesi si può integrare ai capelli rimasti? “Certo, si riacquista la sensazione di avere i propri capelli grazie alla leggerezza e alla trasparenza di questo sistema. E' importante inoltre sapere che le protesi capillari riproducono esattamente il colore, la densità, la lunghezza, l'ondulazione e la struttura dei capelli già esistenti o comunque con le caratteristiche che si desiderano. Saranno così uguali agli altri sia alla vista che al tatto e si comporteranno nello stesso modo”.

  • Dunque il risultato è assicurato e il sorriso (almeno in parte) pure?

    “Certo per una donna, la perdita dei capelli è inaccettabile, non solo per un fatto estetico, ma anche perché condiziona negativamente il rapporto con gli altri”.